Un fiore in omaggio a Covid 19

Un fiore in omaggio a Covid 19

Può essere un articolo ripetitivo ma non ha importanza. La mia scrittura ha un why. Ho una forte motivazione e lo faccio perché è catartico, come ho già espresso in un post, in questo caso utilizzo la scrittura, così come gli scatti fotografici, quali mezzi espressivi liberatori personalmente utili a rielaborare qualcosa che è umanamente inspiegabile. Non penso sia necessario ribadire  di cosa si tratta poiché credo sia implicito.

Domani è il 4 maggio, giorno che decreta l’inizio della fase 2 e giorno prima del mio compleanno (anche se forse questo non è rilevante tranne che per il poeta Manzoni…). Da svariate letture sul web quello che potrebbe succedere il 4 maggio è un mix di sensazioni psicologiche degli italiani. Tante persone, abituate ai nuovi ritmi lenti, monotoni ma rassicuranti che si sono  costruite in questi mesi pandemici, preferirebbero quasi continuare a vivere la fase 1 che in regioni “rosse” come il Piemonte, la Liguria, la Lombardia ed il Trentino viene licenziata con un “appena sufficiente”. Quel voto scarso che, ai miei tempi, un professore dava a un allievo quando gli voleva dare un contentino per non respingerlo al termine dell’anno scolastico. Come un “calcio nel di dietro” per dirgli… vai e adesso cammina da solo! Ma specialmente gli abitanti più coinvolti dubito abbiano questa smania di marciare disinvolti, con tutti i rischi che comporta questo imminente lancio senza il paracadute; in particolare chi è costretto a ritornare alla sua consueta attività lavorativa . Oppure coloro che sceglieranno questa nuova libertà limitata nel muoversi per far visita ai tanto nominati “congiunti” (da non confondere con i congiuntivi) : genitori. zii, cugini e via dicendo. Alcuni, più insicuri e timorosi potrebbero anche scegliere di continuare a stare a casa. Già, come fossero affetti da una distopica sindrome di Stoccolma . Dopo tanto tempo di reclusione coatta si diventa amici o complici del nemico che però in questo caso non si rispecchia nel rapitore che ci ha tenuti in ostaggio per giorni e giorni su un treno o negli uffici di una banca, ma assume le sembianze di un virus invisibile ed intangibile che invece contrappongo alla sottostante fioritura così esplosiva e concreta, caratteristica del mese di in corso. 

Fiori di maggio

E anche all’incipit del famoso testo Fiore di maggio del cantautore Fabio Concato:

Tu che sei nata dove c’è sempre il sole 

Sopra uno scoglio che ci si può tuffare 

E quel sole ce l’hai dentro il cuore 

Sole di primavera 

Su quello scoglio in maggio è nato un fiore…

Mi piacciono i contrasti di campo semantico 

Infatti tutto ciò è  innaturale, in antitesi, contraddittorio ed inaccettabile. A maggio non c’è la nebbia e l’incertezza di elementi  non visibili.

La nebbia

Il quinto mese dell’anno, secondo il calendario gregoriano, é un mese primaverile, limpido, in cui la natura risorge in tutta la sua bellezza con colori vivaci da contemplare e ricco di fioriture da annusare. Deriva dal mese Maius dell’antico calendario romano, poiché dedicato a Maia, la divinità latina dea dell’abbondanza e della fertilità: la grande madre terra. A maggio i cinque sensi umani si ravvivano. Le giornate sono più lunghe e più calde, raramente piove e gli uccellini si sono fatti il nido. Sono liberi di volare ovunque , di posarsi sui ramoscelli, sui prati, sulla sponda di un lago e di emettere rallegranti cinguettii . Nessuno di loro preferisce rimanere in una gabbia cibandosi di pezzetti di mela rancida e piccole foglie di insalata che gli passa il padrone insieme al mangime. Anche l’essere umano per sua natura è libero nonostante la libertà sia un concetto astratto. Come diceva Eric Fromm “L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni e le decisioni comportano rischi” .

Credo che quest’ultima nota citazione dello psicologo, filosofo e sociologo tedesco ben identifichi la condizione in cui gli Italiani si troveranno il primo giorno della fase 2 ma aggiungerei una semplice postilla sui rischi contestualmente collettivi che comportano, invece, una responsabilizzazione civica del concetto stesso di libertà. Quando il nemico non si vede tutte le scelte legalmente consentite per sconfiggerlo sono ammesse:  dalla decisione di astenersi a combattere, anche restando ancorati alla  staticità che finora ci ha rassicurati, seppur dalle masse ritenuta inettitudine, fino a porgergli un fiore appena sbocciato. Così facendo adottiamo un atteggiamento diverso. Immaginando che il nemico sia un cliente da persuadere all’acquisto di un prodotto la cui maestosità potrebbe anche annientarlo perché non applicare il Sampling Marketing, offrendogli un campione gratuito di primavera?

In omaggio a Covid 19
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