E’ andata diversamente…
La tua luce

E’ andata diversamente…

La tua luce

…to be continued. Potrei ricominciare a scrivere in questo modo, circa quattro mesi dopo da quando tu non sei più con me. Non riuscivo ad aprire questo blog di cui tu eri così orgogliosa, l’ultimo pezzo scritto era ancora di settembre, ricordo che nell’epilogo ero molto speranzosa che insieme ce l’avremmo fatta. Ma così non é andata. Non voglio raccontare dell’immenso dolore che ho provato, di quel pezzo di cuore che é andato via con te e di quel dolore costante con cui quotidianamente convivo, come fosse un nodo alla gola che non si scioglie mai. Nemmeno di quei pensieri intrusivi che entrano spesso nella mia mente, specialmente quando sono sola e delle milioni di immagini di quasi mezzo secolo di vita passato insieme. Dei nostri viaggi, dei nostri pranzi domenicali, delle nostre infinite conversazioni su whatsapp, delle immagini ironiche di Snoopy o Mafalda che spesso mi inviavi per prendermi in giro e del nostro codice linguistico naïf che solo a noi apparteneva. Quando pranzo o ceno é come se fossi ancora vicino a me e prima di addormentarmi ogni sera ti rivedo. Eh si, lo sapevo che sarebbe stato doloroso scrivere di te, anche ora mentre le mie dita pigiano sulla tastiera sgorgano ancora lacrime spontanee dai miei occhi. Mi dicono che é normale e che solo il tempo, tanto tempo, potrà lenire questa sofferenza. Voglio crederci per sentirmi viva, voglio sperare di trovare la mia serenità, voglio ricominciare a credere in me stessa, voglio ricominciare a sorridere e lentamente ad uscire dal guscio che mi sono creata.

Ma come? Innanzitutto pensando che tu sia comunque e sempre a me vicina, solo che non ti posso più vedere e nemmeno ascoltare. Non posso più litigare con te, spesso in modo acceso, anche se il nostro era un rapporto vero, io ti raccontavo tutto e tu per me eri anche la mia migliore amica oltre che una mamma. Ora posso veramente scrivere, anche se lo farei in stampatello ed in grassetto, quanto in realtà ti volessi bene, é qui nero su bianco e come si dice spesso “carta canta”. Se fosse possibile avere la macchina del tempo di cui parlava Wells nel suo libro, schiaccerei forte i pedali e la riportare indietro, anche nel 2019 per farti rivivere quel primo terribile lockdown in modo diverso. Ci riproverei un’altra volta a farti stare bene, avrei reazioni gentili e più amorevoli nei tuoi confronti, ti direi apertamente che sei la persona più importante della mia vita e ti abbraccerei forte come non sono mai riuscita a fare. Ancora una volta ti chiedo perdono, avrei voluto essere diversa, più dolce e con un carattere più morbido ma forse ci amavamo così come eravamo. Solo tu hai sempre saputo capire il mio umore anche da una mia semplice espressione facciale, mi dicevi sempre che ero speciale e il suono della tua voce ancora oggi é impresso dentro di me come un fossile nel marmo. Un marmo rosa, delicato come una tiepida carezza.

Ma non si può, il tempo é una variabile che va solo avanti, non può retrocedere né fermarsi. Mi tocca andare avanti da sola, mettendocela tutta, come ho fatto in questi freddi e lunghi mesi invernali e come ancora sto facendo, mesi in cui la mia vita é veramente, radicalmente e repentinamente cambiata. Ho cambiato casa e lavoro. Ora sono docente in un istituto comprensivo secondario di primo grado… ai miei tempi si chiamavano più volgarmente “scuole medie” e ho una supplenza come professoressa di supporto alle classi che hanno più bisogno. Aiuto in particolare ragazzini che hanno difficoltà e devo ringraziare proprio loro di avermi dato la forza di andare avanti con piccole motivazioni quotidiane che mi fanno sentire utile. Inizialmente con questo nuovo incarico le ore sembravano non passare mai, poi conobbi un primo allievo particolare. Ricordo che quella mattina pensai di non farcela, quattro ore con lui per me erano troppe, poi iniziai a guardare i suoi occhioni verdi innocenti e vivaci che uscivano dalla mascherina e già dalla seconda ora mi accorsi che stava diventando un mio amico. Pensai di approcciarmi a lui come se fra noi non ci fossero diversità di alcun genere: entrambi individui senza un’età e privi di differenze cognitive. Quel giorno quando uscii da scuola raggiungendo l’auto posteggiata nel parcheggio di fronte lui si trovava su una sfrecciante macchina sportiva con suo padre al volante, si stava sporgendo dal finestrino per salutarmi a squarciagola, urlando il mio nome. Alzai la testa e anch’io gli risposi ricambiando quel saluto così spontaneo che solo i bambini sanno fare. Improvvisamente, nel mio piccolo, sentii di avere un briciolo di importanza per lui ed il mio cuore per pochi attimi si rasserenò, come attraversato da un fulmine di purezza. Mi ero sentita utile per una creatura a cui in pochi giorni era rimasto impresso il mio nome…

… E poi questa mattina, quando in classe una collega ha letto delle importanti citazioni della grande Marie Curie. Citazioni non di chimica ma di vita, che ancora una volta mi hanno fatta riflettere. “La vie n’est facile pour alcun de nous. Mais quoi, il fàut avoir de la perséveirance, et surmount de la confiance en soi. Il faut croire que l’on est doué pour quelque chose, et que, cette chose, il faut l’atteindre coùte que coùte. Rien dans la vie n’est à craindre, tout doit ètre compris. C’est maintenant le moment de comprender devantage, afin de craindre moins. Sans la curiosité de l’esprit, que serions-nous?…”

Già, senza la curiosità dello spirito che cosa saremmo? Sono parole profonde che non desidero tradurre, fanno comprendere che anche in mezzo al dolore si può risorgere come un’araba fenice che crede in se stessa e vive per realizzare le proprie qualità e coltivare le proprie passioni.

Una di queste é la fotografia, in ogni scatto sento una spinta di emozione che mi fa immortalare quell’attimo di vita, forse l’unico modo per fermarlo e anche uno dei modi per vedere ancora la tua presenza tra le diverse tonalità di azzurro che non ci abbandoneranno mai.

ancora tu
e poi ancora
nel periodo natalizio
guardando un paesaggio innevato
c’era la tua luce
verso giorni più sereni…
Condividi sui Social

Lascia un commento