“Covid19: non è un’astronave”

“Covid19: non è un’astronave”

Febbraio 2020: il nuovo reality distopico

Siamo in Italia, la simpatica penisola a forma di stivale, inizio anno 2020, in una realtà improvvisamente diventata distopica per l’arrivo del covid 19 (o volgarmente detto coronavirus) una contagiosa, sconosciuta e misteriosa influenza gialla (poiché di provenienza cinese) con un tasso di mortalità più alto della norma ma che si diffonde molto velocemente.

Anche se non ben identificato il paziente zero, quello da cui è partito il primo contagio, questo virus ha colpito il bel paese generando dei focolai iniziali circoscritti in alcune zone del nord, ma poi in poco tempo allargatasi, con trasmissioni di contagi a macchia d’olio, in tutte le regioni italiane. L’estrema inflazione mediatica ha generato il panico collettivo nella popolazione sempre più impaurita di Covid 19 e sempre meno innamorata delle proprie tranquille ed abitudinarie vite.

Nessuno riesce a trovare un antidoto, l’economia di scala va a rotoli, la gente comune si rifugia nelle proprie abitazioni riducendo la vita sociale per prevenire Il contagio. Esce solo per assaltare supermercati munita di mascherina protettiva e si lava di continuo le mani con potenti detergenti battericidi. Al contempo il governo italiano emana diversi decreti restrittivi come la chiusura delle scuole, la sospensione di concerti e di eventi sportivi e di tutto ciò che implica distanze di massa troppo ravvicinate.

Il film, dal genere fantasy – horror è in stile realistico, girato in presa diretta con attori non professionisti che ricordano molto i personaggi di un nuovo reality costantemente monitorato dall’occhio del Big Brother mediatico capillarmente presente nelle vite di tutta la popolazione italiana che si avvale di ogni canale di comunicazione: dai tg, ai giornali cartacei e online, ai social network, a whatsapp e e-mail. Il cosiddetto “gatekeeping”, i cancelli del mezzo d’informazione sono spalancati di fronte a questo terribile contagio. Nessuno ha la forza di rimanere indifferente o perlomeno di guardare dal buco della serratura, sono tutti mediaticamente coinvolti. Un lungometraggio inverosimile, inaspettato, fobico ed improvviso ma crudamente autentico.
Voto: 9

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